Musica

Ma siamo tutti figli della new wave?

Articoletto – commentato da me – trovato su Wiki, può interessare? Spero di si perchè con la scusa di tirà fori du dischi per le foto delle copertine, mentre pubblico l’articolo, mi sbriciolo per bene con New Dawn Fades dei Joy Division e mi sembra d’ave quattordicianni…

La musica New Wave, o semplicemente New Wave, è un movimento culturale, artistico e musicale che nasce tra la fine degli anni settanta e i primi anni anni ottanta del XX secolo quale evoluzione del movimento punk, ma anche dello sperimentalismo elettronico tedesco e dell’art-rock.

u2boy.jpg U2 Boy (1980)

Non è semplice dare una definizione esatta del movimento New Wave: si può addirittura affermare che il termine sia stato utilizzato, a cavallo degli anni Ottanta, per indicare qualunque stile artistico non fosse etichettabile in qualche altro modo. In campo musicale, quindi, non stupisce l’estrema varietà degli stili degli artisti catalogati come New Wave, che avevano formazione ed influenze musicali estremamente eterogenee.

Cercando di schematizzare i principali sottogeneri musicali della New Wave possiamo citare:

* Il cosiddetto post-punk sviluppata nei fine anni Settanta dal punk rock da gruppi come Siouxsie and the Banshees, Public Image Ltd. (P.I.L.), Television (quelli di Marquee Moon) e poi portata al successo globale da artisti come gli U2.

sssingles.jpg Siouxsie And The Banshees Singles (1981-1989)
* Il goth rock, movimento derivante dal punk, ma con forti influenze da parte dell’art-rock, comprendente gruppi come The Cure, Siouxsie and the Banshees, Joy Division, Bauhaus, The Sisters of Mercy (NDR: ed è qui che mi ci riconosco…). Si tratta di un genere musicale caratterizzato da atmosfere decadenti e tematiche introspettive (talora epiche).
* Il synthpop o pop elettronico dei primi Depeche Mode, Soft Cell, Ultravox, Yazoo, Bronski Beat (NDR: praticamente le canzoni di quelli per cui si passava il tempo a girà la rotella della radio…). Genere musicali basato sull’uso ossessivo di tastiere e sintetizzatori.

dcd1987.jpg Dead Can Dance Live Europe (1987)
* la sperimentazione elettronica “colta” di Brian Eno, Laurie Anderson o, di ispirazione filologica come i Dead Can Dance (NDR: non sono totalmente d’accordo i DcD – Lisa Gerrard e Brendan Perry – sono si in concerto già nell’81 ma sono inquadrabili nel periodo solo se ce li fai passà anagraficamente o al limite per qualcosa fatto nei primi dischi oppure per le collaborazioni sotto il nome di This Mortal Coil – di cui ho un vinile SPLENDIDO!!! – con Liz Fraser dei Cocteau Twins, che anche loro sono dell’80 e piena New wave, ma la produzione consolidata è roba troppo particolare, un vero e proprio mondo a sè, che trascende da quel fil rouge -se si dice così- che di botto, anche se non conosci un complesso o una canzone ti fa dì… questa è NEW WAVE).
* la neo-psichedelia, del cosiddetto Paisley Underground, che ha tra i suoi capiscuola gli inglesi Echo & the Bunnymen, gli australiani the Church ed i primi lavori degli americani R.E.M. (NDR: dite tipo Orange Crush?). Si tratta di un genere che si ispira alle sonorità elettriche della psichedelia anni sessanta.
* Il pop alternativo di artisti come David Sylvian, Talking Heads, Roxy Music, (“)Donald Fagen, Joe Jackson,(“) Wall of Voodoo, Talk Talk, Smiths.

(” vole dì che gli apparenteserei)

Ovviamente sono citati solo alcuni delle centinaia di gruppi, dei quali solo alcuni raggiungeranno poi dimensioni di popolarità planetarie (U2 in primis) esulando dalla New Wave in senso stretto; altri avranno brevi periodi di notorietà o resteranno allo status di band di culto.

Il movimento New Wave si sviluppa contemporaneamente negli USA, nel Regno Unito e nell’Europa continentale (specialmente nei paesi di lingua tedesca), seppure con modalità diverse.

Scena americana

La scena americana è caratterizzata da grande eterogeneità, ben rappresentata dall’ecletticità del gruppo più rappresentativo: i Talking Heads (per palati fini?). Molto importante ed influente anche la c.d. scena newyorkese, fortemente influenzata dall’eredità dei Velvet Underground e legata ad una concezione della musica autoriale, i cui principali esponenti sono Patty Smith ed i Television.

Nel versante elettronico il gruppo di maggior spicco sono i Devo, caratterizzati da abbigliamento sgargiante e influenze dadaiste.

Molto interessante e, al tempo, di grande successo, la sperimentazione musicale dell’artista Laurie Anderson il cui discorso musicale è strettamente collegato al lavoro di artisti ‘colti’, come Philip Glass (mah…) ed all’evoluzione dell’art rock.

A raggiungere un maggiore successo di massa è però una new wave leggera che ha i suoi maggiori rappresentanti nei newyorkesi Blondie , che creano un crossover tra punk e discomusic , e le californiane Go-Go’s , che fondono il punk con il surf e il pop dei gruppi femminili degli anni 60 .

Scena britannica

Il movimento New Wave britannico presenta una maggiore omogeneità stilistica che, grossomodo, rispecchia i generi del gothic rock (o goth) ed il synthpop.

Il gothic rock (o più in generale la musica “gotica”) è il prodotto di numerosissime influenze musicali del passato, adattate attraverso atmosfere decadenti e liriche nichiliste e malinconiche, ispirate all’esistenzialismo letterario e, nelle versioni più grottesche, al gusto del macabro.

La corrente synthpop (talvolta detta elettro-pop) prevede la composizione di pezzi orecchiabili e commerciali, in alcuni casi anche con potenzialità dance, ma utilizzando sonorità prevalentemente elettroniche, in taluni casi, con evidenti elementi di contatto con la musica gotica.

Va considerato che le differenze fra le diverse categorie musicali erano molto labili.

joydivisiomunknownpleasure.jpg Joy Division Unknown pleasures (1979)

In questo senso, sono emblematici due esempi: quello dei Depeche Mode, che da celebri artisti di musica synthpop, col tempo sono diventati fra i più popolari esponenti di un rock di ispirazione gothic; percorso esattamente opposto a quello dei Joy Division (per me n°1), che possono essere considerati fra i più rappresentativi esponenti della musica gotica, ma che, dopo la tragica morte del leader Ian Curtis (NDR: impiccatosi in cucina, mi sembra di ricordare), hanno cambiato nome in New Order ed hanno abbracciato, con notevole successo, la musica elettronica.

Discorso a parte va invece fatto per i Talk Talk di Mark Hollis, i quali, dopo un inizio sinceramente commerciale, nel giro di pochi album hanno seguito un percorso evolutivo singolare, con un pop rock sempre più elegante e poliedrico fino a giungere al limite del jazz e della musica colta (strada peraltro proseguita dallo stesso leader all’indomani dello scioglimento della band nel 1991, che sarà un caposaldo del c.d. post-rock).

Scena Tedesca

Il fenomeno New Wave non è esclusivamente collegato ai tradizionali paesi anglofoni: al contrario, proprio in questo periodo l’Europa continentale, e specialmente i paesi di lingua tedesca, forniscono un apporto essenziale, non solo per la qualità degli artisti espressi, ma per la capacità di indirizzare, in alcuni casi precorrendo i tempi, le scelte stilistiche ed estetiche dell’intero movimento.

La scena tedesca, risulta estremamente sensibile alle istanze di sperimentazione musicale, proprie del movimento “New Wave”: artisti come Nina Hagen, gli Einstürzende Neubauten (fra i maggiori sperimentatori del rumorismo e della musica industriale NDR: tuttora attivi con Nick Cave) o gli svizzeri Yello (fautori di una musica elettronica elementare ed ossessiva), pur con le evidenti differenze stilistiche che li separano, debbono essere considerati dei veri e propri capiscuola del movimento non meno dei loro colleghi inglesi o statunitensi.

Ma soprattutto i Tangerine Dream, i Kraftwerk (NDR: chi ricorda Trans Europe Express??) ed i Neu! già fra pionieri della musica elettronica (il loro primo album data rispettivamente 1967, 1970 e 1972), oltre ad essere fra i maggiori esponenti del movimento krautrock, sono fra gli artisti più influenti sull’intero panorama New Wave mondiale, avendone dettato in larga parte le scelte stilistiche ed estetiche con diversi anni d’anticipo.

New Wave in Italia

Anche in Italia le sonorità New Wave troveranno degli estimatori e svilupperanno forme proprie, seppur marginalmente rispetto ai colossi angloamericani e qualitativamente inferiori: due band fiorentine, i Litfiba e i Diaframma (NDR: Se non sbaglio F. Fiumani aveva ripreso a fare qualcosa, ho l’intervista a Mixo di Planet Rock su cassettina…. deh di 15 anni fa) incarneranno lo spirito con maggior successo, anche commerciale.

Innanzitutto i Gaznevada, gruppo bolognese che nel 1980 trova il loro suono dopo un primo demo: una miscela di new wave gelida, no wave e punk che influenzerà tutti i gruppi italiani a venire, così come l’etichetta che li pubblica (Italian Records), salvo poi rifugiarsi in una più comoda e commercialmente remunerativa italo disco.

cccp.jpg  E mò questa reclàmé dei CCCP la dedico al Forno e a quella domenica del ‘95 passata a casa mia a Modena a dormire…  o a smaltire qualche sbornia?

I CCCP di Giovanni Lindo Ferretti, possono considerarsi i più “fedeli alla linea” (non solo politicamente), mantenendo un sound di ispirazione post-punk anche negli anni a venire, pur tra le contaminazioni e le ricerche dei C.S.I. (NDR: per ascolti veramente catartici… ho tutta la discografia disponibile).

Qui mi fermo per conoscenze personali, ma riporto comunque il testo…

Altri personaggi del pop italiano si ispirarono, seppur genericamente, alle sonorità new wave: Rettore (con i primi album “Brivido Divino” “Magnifico Delirio” e “Estasi Clamorosa”) rappresenta la tipica icona musicale dei primi anni ‘80 alla maniera di cantanti straniere quali Lene Lovich, Nina Hagen o Toyah Willcox (canzoni orecchiabili, look eccentrico e colorato, suoni che sono un mix delle tendenze più in voga all’inizio del decennio); anche la cantante Jo Squillo (che proveniva dalle fila del gruppo punk tutto al femminile Kandeggina Gang ) agli inizi degli anni’80 otterrà qualche successo con canzoni tipo Skizzo Skizzo e Violentami sul metrò proponendosi come ragazza cattiva del rock italiano. Alberto Camerini porta nella scena musicale italiana le sonorità elettroniche e le movenze e l’abbigliamento da robot’ unita alla tradizione italiana della commedia dell’arte, interpretando le parti di un “arlecchino punk”.

Gli album degli anni ‘80 dei Matia Bazar presentano un originale connubio fra ricerca musicale d’avanguardia e rock progressivo, pur non rinunciando alla forma canzone di chiara influenza pop. Sono da citare fra i massimi risultati della New Wave italiana il singolo Fantasia del 1980, Il Video Sono Io, Elettrochoc e Vacanze Romane contenuti nell’album “Tango” e la canzone Ti Sento, raro connubio fra sonorità d’avanguardia ed orecchiabilità commerciale.

Franco Battiato è un artista che definire new wave è altamente riduttivo per le numerose contaminazioni e suggestioni che la sua musica ha in sé; spesso le sue canzoni sono particolari per i riferimenti eruditi e per testi che molti definiscono criptici e ermetici. È un autentico cantautore, padre di album sperimentali e fondamentali per la ricerca di nuove sonorità in Italia come “L’era del cinghiale bianco” e “La voce del padrone”. Battiato realizza anche ulteriori progetti musicali paralleli, come la collaborazione con la cantante Alice nel brano “Chanson Egocentrique” o la scrittura di alcuni testi e musiche di Giuni Russo; ed è proprio questa artista che nel suo periodo New Wave interpreterà vere gemme musicali come Good Good Bye, Crisi Metropolitana, Una Vipera Sarò (mix di ritmi elettronici, altamente evocativi, soprattutto potenziati dalla sua voce acutissima da cantante lirica).

Il duo dei Krisma o Chrisma (Maurizio Arcieri, ex leader del gruppo beat I New Dada, e Cristina Moser) dopo essersi accostato alle influenze punk di fine anni Settanta si dirige verso sonorità più elettroniche e New Wave facendo la scelta di cantare le proprie canzoni in inglese, ottenendo ottimi risultati anche in classifica con “Many Kisses”, “Samora Club” o “Gott Gott Electron”. I Krisma sono anche uno dei primi gruppi che in Italia si affidano alla loro promozione musicale girando alcuni interessantissimi videoclip come quelli realizzati per l’uscita dell’album “Clandestine Anticipation”.

Diana Est, interessante personaggio dei primi anni ‘80, ha inciso solo 3 singoli, tuttavia il suo look incisivo (indossava sempre un peplo greco) unito a canzoni come “Tenax” (inframezzata da strofe in latino e con un sound elettronico assai tendente alla dance) ha ottenuto apprezzabili riscontri nelle hit parade dell’epoca e da qualche tempo le sue canzoni stanno vivendo un nuovo successo (il suo “Le Louvre” è stato oggetto di un recente remix) sull’onda della riscoperta di certa musica e certe sonorità anni ‘80.

I Decibel di Enrico Ruggeri, sono influenzati inizialmente dal Punk (ma come si vede la new wave è strettamente legata al punk). Sono una formazione musicale a metà tra un punk italianizzato (il brano “Indigestione disko” è particolarmente significativo) e la New Wave, hanno all’attivo due album e una partecipazione al Festival di Sanremo del 1980 con “Contessa”; dopo aver abbandonato il gruppo, Ruggeri continua la sua carriera da solista ancora basandosi massicciamente sui suoni elettronici (il singolo “Polvere”) per intraprendere poi una svolta decisamente più pop.I Decibel,orfani di Ruggeri,incideranno un ultimo disco con fortissime influenze a la Ultravox nell’82,”Novecento” per poi virare verso la Ambient Music.

L’attitudine al travestimento (esasperata durante gli anni ‘80) e all’incarnare una sessualità ambigua (basti pensare a Boy George dei Culture Club, i Dead or Alive o Adam Ant) si fa largo anche in Italia con la figura di Ivan Cattaneo (“Polisex” è il titolo di un suo singolo in cui è più evidente tale atteggiamento), Loredana Bertè che importa il look da pirata escogitato dai Bow Wow Wow ,Anna Oxa che adotta il look androgino di Gina X riadattato dallo stesso Cattaneo.

Infine sono da citare Faust’O e Garbo. Il primo inizia la carriera proponendo un rock decadente nello stile di David Bowie e i Roxy Music (il singolo Hotel Plaza) senza però ottenere un successo significativo di pubblico.

Garbo, la cui musica è chiaramente ispirata al “periodo berlinese” di David Bowie ed alla scena mitteleuropea, ottiene invece alcuni buoni riscontri, anche di pubblico (collaborazioni con Antonella Ruggiero, partecipazioni varie al Festival di Sanremo e ad altre manifestazioni musicali). La sua canzone “simbolo” è “A Berlino…va bene” che si può considerare fra gli esempi più interessanti e “ortodossi” di musica New Wave in Italia.

Lascia un commento

La tua risposta: