Proverbi de nonni

A
* A chi piace il bere, parla sempre di vino.
* A gusto guasto, non è buono alcun pasto
* A Lucca la prima a carte la “gioano” a perderla.
* A molti puzza l’ambra.

Gli stomachi, gli umori e gli affetti guasti, per non confessare il puzzo interiore, lo avvertono fuori.

* A mezzo gennaio, metti l’operaio.

I buoni contadini prendono nuovi operati a metà gennaio, perché è meglio finire i lavori entro la primavera.

* A mezzo gennaio, mezzo pane e mezzo pagliaio.
* A Montemurlo chi va sano torna grullo; ma io vengo dal Pantano, vado grullo e torno sano.
* A Natale mezzo pane, a Pasqua mezzo vino.

Il buon contadino a Natale deve avere ancora metà del pane a disposizione, a Pasqua metà del vino.

* A San Marco il baco a processione.
* A San Martino la sementa del poverino

Nei giorni di San Martino va sotterrato il grano da seme

* A usanza non correre.
* A vecchia che mangia pollastrelli, gli vien voglia di carne salata.

Si dice di quanti lasciano le cose di ottima qualità per cose meno pregiate.

* Acqua passata non macina più.
* Ad ogni santo la su’ candela.
* Adulatori e parassiti sono come i pidocchi.

* Agli ulivi, un pazzo sopra e un savio sotto.
* Ai santi vecchi non si dà più incenso.
* Al bisogno si conosce l’amico.
* Al contadino non lo far sapere quanto l’è bono il cacio colle pere.
* Albero che non fa frutto, taglia taglia.
* All’apparir degli uccelli non gettar seme in terra.
* Alla corte del Re ognun faccia per sè.
* Alla moda pianigiana chi un’inceppa un’imbefana
* Allegrezza fa bel viso.
* Allo svogliato il mèle pare amaro.
* Ama l’amico tuo col vezzo e col vizio suo.
* Amici da starnuti, il piu che tu ne cavi è un Dio t’aiuti.
* Amici di buon giorno, son da mettere in forno.
* Amici di profferta assai si trova.
* Amici, oro, e vin vecchio son buoni per tutto.
* Amicizia da bagno, dura pochi dì.
* Amicizia di grand’uomo e vin di fiasco, la mattina l’è bono e a sera è guasto.

L’amicizia dura poco quando non è fra gente di pari livello sociale.

* Amicizia riconciliata è una piaga mal saldata.
* Amico certo, si conosce nell’incerto.
* Amico di tutti e di nessuno, è tutt’uno.
* Amico di ventura, molto briga e poco dura.
* Amico e vino vogliono esser vecchi.
* Amico vecchio e casa nuova.
* Anco Adamo mangiò del pomo vietato.
* Anco il cane col dimenar la coda si guadagna le spese.
* Andare scalzo e seminare fondo, non arricchì giammai persona al mondo.
* Animo appassionato non serba pazienza.
* Animo e cera, vivanda vera.

Un animo buono e un bell’aspetto sono ottime vivande.

* Ara co’ buoi e semina con le vacche

Nel lavorare la terra occorre fare solchi profondi, ma non altrettanto nella sementa

* Arrosto che non tocca, lascia che bruci.
* Aspetta il porco alla quercia.

Se vuoi cogliere l’uomo sul fatto, aspettalo dove va spesso, dove ha il riposo.

* Avè la fortuna di don Bastiano, che da priore lo fecion cappellano.
* Amare e non essere amato è come pulissi ir culo e non aver caato.
* Avaro agricoltor non fu mai ricco.

B [modifica]

* Bacio di bocca spesso cuor non tocca.
* Buona amistà è un altro parentà.

C [modifica]

* Calamità scuopre amistà.

Le calamità mettono in luce l’amicizia.

* Casa fatta e terra sfatta.

È meglio comprare una casa in buono stato e un podere trasandato, piuttosto che il contrario.

* Casa di terra, caval d’erba, amico di bocca, non vagliono il piede d’una mosca.
* Casa fatta e vigna posta, mai si paga quanto costa.
* Casa fatta e vigna posta, non si sa quel che la costa.
* Casa fatta, possession disfatta.

Se la casa è trasandata, vale a poco che il podere sia in buone condizioni.

* Cavol riscaldato e garzon ritornato, non fu mai buono.
* Cento scrivani non guardano un fattore, e cento fattori non guardano un contadino.
* Chi a molti dà terrore, di molti abbia timore.
* Chi affitta il suo podere al vicino, aspetti danno o lite o mal mattino.
* Chi affitta sconficca.
* Chi affitta sfitta.
* Chi alluoga accatta.
* Chi ama tutti non ama nessuno.
* Chi ara da sera a mane, d’ogni solco perde un pane.
* Chi ara il campo innanzi la vernata, avanza di ricolta la brigata.
* Chi ara l’uliveto addimanda il frutto.
* Chi assai desidera, assidera.
* Chi assai pone e non custode, assai tribola e poco gode.
* Chi cava e non mette, le possessioni si disfanno.

Facendo i solchi, ma senza metterci il concime, il podere si rovina.

* Chi attende a vendicare ogni sua onta, o cade d’alto stato o non vi monta.
* Chi bene e mal non può sofrrire, a grande onor non può venire.
* Chi ci loda si dee fuggire, e chi c’ingiuria ci dee soffrire.
* Chi campò sperando, morì caando.
* Chi di Re ha fatto data c’è qualcuno che l’ha sbagliata.
* Chi disse piano, disse tanto piano, che non ne toccò a

tutti.

Chi disse pianura, lo disse tanto piano che non ne toccò a tutti.

Le terre in pianura sono desiderate da molti.

* Chi dorme d’agosto, dorme a suo costo.
* Cbi è diverso nell’oprare, non può molto amico stare.
* Chi è gran nemico, è anche grande amico.
* Chi è in alto, non pensa mai al cadere.
* Chi è misero o mendico, provi tutti e poi l’amico.
* Chi è più alto, è il bersaglio di tutti.
* Chi fa le fave senza concio, le raccoglie senza baccelli.

Chi semina le fave senza il concio, le raccoglie senza baccelli

* Chi fa temere ogni uomo, teme ogni cosa.
* Chi gode un tratto, non stenta sempre.
* Chi ha bachi non dorma.
* Chi ha bocca vuol mangiare.
* Chi ha buona cantina in casa non va per vino all’osteria.
* Chi ha carro e buoi, fa bene i fatti suoi.
* Chi ha fatto il saggio del mèle non può dimenticare il lecco.
* Chi ha fatta la roba, può far la persona.
* Chi ha prete o parente in corte, fontana gli risurge.
* Chi ha quattrini da buttar via, tenga l’opre e non ci stia

Chi ha soldi da buttare, chiami lavoranti da fuori e non stia ai campi

* Chi ha tutto il suo in un loco, l’ha nel foco.

Chi tiene tutti i suoi averi nello stesso posto, li mette in pericolo.

* Chi ha un buon orto, ha un buon porco.
* Chi ha vigna ha tigna.
* Chi ha vitella in tavola non mangia cipolla.
* Chi lavora la terra colle vacche, va al mulino con colla puledra (o cole somare)

Chi lavora la terra con le vacche ottiene scarsi raccolti. [La puledra porta poca soma]

* Chi ha zolle, stia con le zolle.
* Chi in corte è destinato, se non muor santo, muor disperato.
* Chi lavora di settembre, fa bel solco e poco rende.
* Chi lecca i piatti deve leccare in terra.
* Chi lo beve, non lo mangia.

I campi troppo vitati rendono poco

* Chi lo letamina l’ottiene, chi lo pota lo costringe a

fruttar bene.

* Chi loda per interesse vorrebbe esser fratello del lodato.
* Chi manca a un sol amico, molti ne perde.
* Chi monta più alto ch’e’ non deve, cade più basso ch’e’ non crede.
* Chi non arde non inceude.

Chi non arde non incendia.

Chi non si appassiona ad una cosa non può far nascere interesse negli altri.

* Chi non consuma, non rinnuova.
* Chi non ha amico o germano, non ha forza in braccio né in mano.
* Chi non ha orto e non ammazza porco, tutto l’anno

sta a muso torto.

* Chi non mangia a desco, ha mangiato di fresco.
* Chi non mangia ha del mangiato.
* Chi non piscia in compagnia gliè un ladro o una spia.
* Chi non può, sempre vuole.
* Chi non sa comprare compri giovane.
* Chi non semina non ricoglie.
* Chi offende l’amico, non la risparmia al fratello.
* Chi più arde più splende.
* Chi più vuole, meno adopera.
* Chi pon cavolo d’aprile, tutto l’anno se ne ride.
* Chi prima nasce, prima pasce.
* Chi ride e canta, suo male spaventa.
* Chi se ne piglia, muore.
* Chi semina buon grano, ha poi buon pane; chi semina il lupino, non ha né pan né vino.
* Chi semina con l’acqua, raccoglie col paniere.

Nessuna semina è ottimale su terreno molle

* Chi semina fave, pispola grano.

La miglior caloria è quella dele fave.

* Chi semina in rompone raccoglie in brontolone.

Chi semina nel campo solo rotto, e non rilavorato e messo a seme, raccoglie poco.

* Chi semina nella polvere, faccia i granai di rovere.

È sempre meglio seminare su terreno asciutto.

* Chi sempre beve non ha mai troppa sete.
* Chi serve in corte, muore allo spedale.
* Clii servo si fa, servi aspetta.
* Chi si perde tra le frasche, la minestra sa di fumo.
* Chi signoreggia, brameggia.
* Chi sta, stia.. Pratovecchio e Poppi.
* Chi sta fermo in casi avversi, buon amico può tenersi.
* Chi t’accarezza più di quel che suole, o t’ha ingannato o ingannar ti vuole.
* Chi ti loda in presenza, ti biasima in assenza.
* Chi troppo frena gli occhi, vuol dire che gli son scappati.
* Chi troppo in alto sal, cade repente.
* Chi troppo ride ha natura di matto; e chi non ride è di razza di gatto.
* Chi troppo sale dà maggior percossa.
* Chi va a Lucca e non riporta il buccellato e come se un ci fosse mai andato.
* Chi va con lo zoppo arriva prima.
* Chi va in gogna non fa il servizio volentieri.
* Chi vanga non l’inganna.
* Chi vive in corte, muore in paglia.
* Chi vole un bell’ agliaio lo semini di gennaio, chi proprio se ne intende lo semini di dicembre.
* Chi vuol lavoro degno, assai ferro e poco legno.
* Chi vuol tutte l’ulive non ha tutto l’olio.

Per avere del buon vino l’uva deve essere matura, quindi non la si deve cogliere prima per paura che venga rubata.

* Chi vuol vin dolce non imbotti agresto.

[Figurativamente] Chi vuole una vita dolce, non faccia del male

* Chi vuol vivere e star bene, pigli il mondo come viene.
* Chi vuole amici assai, ne provi pochi.
* Chi vuole aver del mosto, zappi le viti d’agosto.
* Chi vuole ingannare il suo vicino, ponga l’ulivo grosso e il fico piccolino.
* Chi vuole il buon bacato, per San Marco o posto o nato.
* Chi vuole tutta l’uva non ha buon vino.

Per avere del buon vino l’uva deve essere matura, quindi non la si deve cogliere prima per paura che venga rubata.

* Chi vuole un buon agliaio, lo ponga di gennaio.
* Chi vuole un buon potato, più un occhio e meno un capo.

Riferito alla vite.

* Chi vuole un buon rapuglio, lo semini di luglio.

Chi vuole dela buona rapa, la semini a luglio

* Chi vuole un pero ne ponga cento, e chi cento susini ne ponga un solo.
* Cielo a pecorelle, acqua a catinelle.
* Ciò che s’usa non fa scusa
* Cogli amici non bisogna andar co’ se in capo.
* Colombo pasciuto, ciliegia amara.
* Con la voglia cresce la doglia.
* Con ognuno fai un patto, con l’amico fanne quattro.
* Con un par di polli, si compra un podere.
* Consuetudine è seconda natura.
* Contadino scarpe grosse e cervello fino.
* Contro vento si va, ma contro culo no.
* Conversazione in giovinezza, fraternità in vecchiezza.
* Corte e morte, e morte e corte, fu tutt’ una.
* Cosa per forza non vale scorza.

Forzatamente non si può fare nula di buono

* Costi più te del Serchio ai lucchesi.

chi si loda s’imbroda. chi vende un è più suo

D [modifica]

* D’ottobre il vin nelle doghe.

Esorta a non affrettarsi alla vendemmia.

* Da chi ti dona, guardati.
* Da Montelupo si vede Capraia: Dio li fa e poi li appaia.
* Da San Gallo ara il monte e semina la valle.
* Di settembre e d’agosto, bevi il vin vecchio e lascia stare il mosto.

Esorta a non affrettarsi alla vendemmia.

* Dal campo c’ha a sorti’ la fossa
* Dagli effetti ci conoscono gli affetti.
* Dei gusti non se ne disputa.
* Del fitto non ne beccan le passere.

Riferito al grano, che se fitto è di cattiva qualità, dunque non scelto dalle passere.

* Dicchè ci s’ha un manca nulla.
* Dice il porco dammi dammi, né mi contar mesi né anni.
* Dio ti guardi da quela gatta che davanti ti lecca e di dietro di graffia
* Dopo tre scrollate gliè sega.
* Dove è abbondanza di legne, ivi è carestia di biade.
* Dove la voglia è pronta, le gambe son leggiere.
* Dove non va acqua ci vuol la zappa.

Riferito alla collina.

* Dove passa il campano nasce il grano.
* Dove son corna, son quattrini.

Il bestiame è la parte principale dell’economia di un podere.

* Duro che duri!

E [modifica]

* È bene aver degli amici per tutto.
* È difficile condurre il can vecchio a mano.
* È male amico chi a sé è nemico.
* È meglio ammazzare uno che mettere una cattiva usanza.
* È meglio ardere una città che mettere una cattiva usanza.
* È meglio dare e pentire, che tenere e patire.
* È meglio errar con molti ch’esser savio solo.
* È meglio imbattersi che andare apposta.
Versione alternativa: È meglio imbattersi che cercarsi apposta.
* È meglio un beccafico che una cornacchia.
* È meglio viver piccolo che morir grande.
* È un cattivo andare contro la corrente.
* E si può fare il male a forza, ma non il bene.
* E un ce n’è pane secco.
* E un friggo mia con l’acqua, io.
* Esempi e benefici fanno gli amici.
* Essere all’uscio coi sassi.

F [modifica]

* Faccia chi può, prima che il tempo mute; che tutte le lasciate son perdute.

Chi può, si metta all’opera prima che cambino le cose, perché ogni lascia è persa.

* Fammi fattore un anno, se sarò povero, mio danno.
* Fammi povera, ti farò ricco.

Riferito alla vite.

* Fatta la roba, facciam la persona.

Una volta che abbiamo assolto ai nostri doveri, godiamocene i frutti.

* Fattor nuovo, tre dì buono.
* Fattore, fatto re.
* Figlio di fava e babbo di lino.
* Finché la bocca prende e il culo rende… in tasca alle medicine e a chi le vende.
* Formento, fava e fieno non si volsero mai bene.

Riferito ala difficoltà di coltivarle tutte e tre lo stesso anno.

* Fumo, fiore e corte, è tutt’uno.

G [modifica]

* Gallinetta che va per cà, o la becca o l’ha beccà: se la non becca a desco, l’ha mangiato di fresco.
* Gatto che non è goloso non piglia mai sorcio.
* Gente allegra Iddio l’aiuta.
* Gente assai, fanno assai, ma mangian troppo.
* Giugno, la falce in pugno; se non è in pugno bene, luglio ne viene.

Giugno è il momento giusto per falciare il grano, a luglio è troppo tardi.

* Gli amici e gli avvisi aiutano fare le faccende.
* Gli amici hanno la borsa legata con un filo di ragna.
* Gli amici son buoni in ogni piazza.
* Godiamo, chè stentar non manca mai.
* Gola degli adulatori, sepocro aperto.
* Gran fecondità non viene a maturità.
* Gran pesto fa buon cesto.
* Grande amicizia genera grand’odio.
* Grave cura non ti punga, e sarà tua vita lunga.
* Guadagno sotto il tetto, guadagno benedetto.
* Gusto guasto è come vin da fiasco.

gosti più te a fieno che un miccio a savoiardi

H [modifica]

* Ha’ voglia a be’ l’ova.

I [modifica]

* I cortigiani hanno solate le scarpe di buccie di cocomero.

I cortigiani hanno per suole bucce di cocomero.

I cortigiani è facile che perdano il loro ruolo.

* I favori delle corti sono come sereni d’inverno e nuvoli di state.

I favori delle corti sono come il cielo limpido d’inverno e le nuvole d’estate.

I favori delle corti durano poco.

* I gran personaggi o non hanno figliuoli o non son saggi.
* I panioni fermano, ma le civette chiamano.
* I santi nuovi metton da parte i vecchi.
* I santi vecchi non fanno più miracoli.
* Il bue mangia il fieno perché si ricorda che è stato erba.
* Il buon lavoratore rompe il cattivo annuale.

Il buon lavoratore supera anche le cattive annate.

* Il campanile non migliora la cornacchia.

Il grado posseduto non muta la persona.

* Il cortigiano è la seconda specie de’ ribaldi.
* Il cuore ha le sue ragioni e non intende ragione.
* Il curioso raccoglie frutto.
* Il diavolo può tentare, ma non precipitare.

Ognuno ha la responsabilità dei suoi errori, le tentazioni e le occasioni sono solo scuse.

* Il gran rado non fa vergogna all’aia.
* Il guadagno si fa il giorno della compra.

Riferito in particolare al bestiame.

* Il gran signor non ode, se non adulazion, menzogna e frode.
* Il magnano tanto salta con le bolge quanto senza.
* Il medico pietoso porta piaga puzzolente.
* Il miglio mantiene la fame in casa.

Il pane di miglio non leva la fame

* Il pan di casa stufa.
* Il piangere puzza a’ morti e fa male a’ vivi.
* Il porco sogna ghiande.
* Il potestà nuovo manda via il vecchio.
* Il riso fa buon sangue.
* Il riso fa cuore.
* Il vecchio pianta la vigna, e il giovine la vendemmia.
* Il vino di casa non imbriaca.
* Il vino nel sasso, ed il popone nel terren grasso.
* In campo stracco, di grano nasce loglio.
* Indo’e c’è passao ciccia e ossa un c’è bischero che n’è possa.

L [modifica]

* L’acqua fa l’orto.
* L’allegria è il primo rimedio della scuola salernitana.
* L’amicizia si dee sdrucire, non istracciare.

L’amicizia deve stropicciarsi, ma non strapparsi

* L’amicizie devono essere immortali, e le inimicizie mortali.
* L’amicizie si fanno in prigione.
* L’amico accenna e non balestra.

L’amico ammonisce e non offende.

* L’amico dev’essere come il denaro.
* L’amico non è conosciuto finché non è perduto.
* L’onore va dietro a chi lo fugge.
* L’oro s’afina al fuoco e l’amico nelle sventure.
* L’orso sogna pere.
* L’orzola, dopo due mesi va e ricôla.

L’orzola ricoglila dopo due mesi.

* L’uso doventa natura.
* L’uso fa legge.
* L’uso serve di tetto a molti abusi
* L’uso vince natura.
* La bodda, per un chiede, un ebbe ‘oda.
* La carne dela lodoa piace ad ognuno.
* La catena non teme il fumo.
* La gente è come le persone.
* La gente son cattivi.
* La legge del bisenzio: pigliallo ‘n culo e fa silenzio.
* La legge del buo a gallina: se tu lo vò salvà tienci la manina.
* La legge del menga; chi l’ha ‘n culo se lo tenga.
* La lingua batte dove il dente duole.
* La lingua unge e il dente punge.
* La lode giova al savio e nuoce al matto.
* La musica ne’ dissimili, e l’amicizia ne’ simili.
* La prima oliva è oro, la seconda argento, la terza non val niente.
* La prima scodella piace a tutti.
* La roba non è di chi la fa, ma di chi la gode.
* La saggina ha la vita lunga.

La saggina sta molto sotto terra prima di nascere. (letterale)
La felicità del saggio ha vita lunga. (figurato)

* La segale nella polverina e il grano nella pantanina.

La segale nel terreno asciutto e il grano in quello umido.

* La segale o il segalato fece morir di fame la comare.
* La vanga ha la punta d’oro.
* La vita dell’adulatore poco tempo sta in fiore.
* La volontà è tutto.
* Lavora o abborraccia, ma semina finché non diaccia.
* Lavoratore buono, d’un podere ne fa due; cattivo, ne fa un mezzo.
* Le belle cose piacciono a tutti.
* Le bestie vecchie muoiono nella stalla de’ contadini minchioni.
* Le cose rare son le più care.
* Le cose vanno fatte quando se ne sente il bisogno.
* Le fave nel motaccio, e il gran nel polveraccio.
* Le parole le porta via il vento… e le biciclette i livornesi.
* Leva da capo e poni da piè.
* Lo sai a Lucca che fanno quando piove? Lasciano piovere.
* Loda il monte e tienti al piano.

la fin del cavallo bono è la caretta e la fine del tegame è la piletta

M [modifica]

* Mal si balla bene se dal cor non viene.

Difficilmente si bala bene se non viene dal cuore.

Nessun divertimento giova se non viene dal cuore.

* Maliconia non paga debito.
* Meglio essere vecchi che bonanime.
* Meglio perdillo che tro’allo.
* Meglio padron d’una castagna che garzon d’una montagna.
* Meglio puzza’ di merda che di poero.
* Meglio puzzar di prete che di bischero.
* Meglio un morto in casa che un pisano all’uscio. (I pisani di risposta:) Che Dio t’accontenti.
* Mi costa una cea.
* Molta terra, terra poca; poca terra, terra molta.

La molta terra lavorata male, equivale a poca; la poca terra lavorata bene, equivale a molta.’

N [modifica]

* Ne’ pericoli si vede chi d’amico ha vera fede.
* Nelle corti, la carità è tutta estinta, né si trova amicizia se non finta.
* Nelle stracce e negli straccioni s’allevano di gran baroni.
* Nessuna meraviglia dura più di tre giorni.
* Non c’è migliore specchio dell’amico vecchio.
* Non dar del pane al cane ogni volta che dimena la coda.
* Non c’è più bel mestiere, che non aver pensiere.
* Non è bello quel ch’è bello, ma è bello quel che piace.
* Non mi dare e non mi tôrre; non toccar quando son molle.

Riferito alla vite, personificata.

* Non riposa colui che ha carco d’altrui.
* Non s’ara come s’erpica.

Ogni cosa va fatta in modo appropriato. (figurato)

Usata anche letteralmente.

* Non s’ha se non quello che si gode.
* Non si fa mantello per un’acqua sola.

Non si fa un mantello per una pioggia soltanto.

Non si fa un amico che serva una sola volta.

* Non v’è la peggio stretta di quella della falce.

O [modifica]

* O molle o asciutto, per San Luca semina.
* Ogni granchio ha la sua luna.
* Ogni lasciata è persa.
* Ogni muta, una caduta.

Esorta a non cambiare troppo spesso lavoranti, ma anche i lavoranti a non cambiare troppo facilmente padroni.

* Ogni volta che uno ride, leva un chiodo alla bara.
* Ognuno vorrebbe il mestolo in mano.

P [modifica]

* Paganico, città dall’alte mura, di fori è brutto e dentro fa paura.
* Para via malinconia, quel c’ha da essere convien che sia.
* Pari con pari bene sta e dura.
* Paura de’ birri, desio di regnare; fanno impazzare.
* Pazzo è colui, che strazia sè per dar sollazzo altrui.
* Penitenza senza frutto, epiteto della corte.
* Pensiero non pagò mai debito.
* Per arricchire bisogna invitire.
* Per fare una cosa bene, bisogna essere tagliati a buona luna.

Per riuscire bene in qualcosa bisogna esservi portati.

* Per forza non si fa nemmen l’aceto.

Forzatamente non si può fare nulla di buono

* Per i’ malato c’è la china ma pè i’ bischero un c’è medicina.
* Per San Tomè, piglia il porco per lo piè.

Per San Tommaso piglia il porco per il piede

* Per Sant’Andrea piglia il porco per la sèa; se tu non lo puoi pigliare, fino a Natale lascialo andare.
* Più da noi è bramato, chè più ci vien negato.
* Più vale il cuore che il sangue.

Vale più un amico che un parente.

* Poca uva, molto vino; poco grano, manco pane.
* Poco mosto, vil d’agosto.
* Poco vino, vendi al tino; assai mosto, serba a agosto.
* Poggi e bue fan pari.
* Poni i porri e sega il fieno, a qualcosa la chiapperemo.
* Presto per natura, e tardi per ventura.
* Prima di scegliere l’amico bisogna averci mangiato sale sett’anni.

Q [modifica]

* Quando ‘un ci saranno più bischeri e spariranno anche i furbi.
* Quando c’è la volontà c’è tutto.
* Quando canta il Cucco v’è da far per tutto; o cantare o non cantare, per tutto c’è da fare.
* Quando canta il Firinguello, buono o cattivo, tienti a quello.
* Quando canta il Ghirlindò, chi ha cattivo padron mutar lo può.
* Quando canta il Merlo, chi ha padron si attenga a quello.
* Quando canta l’Assiolo, contadin semina il fagiolo.
* Quando è su’ granai non se ne può aver denai.
* Quando il culo è avvezzo al peto un c’è verso avello cheto.
* Quando il grano è ne’ campi, è di Dio e de’ Santi; tutti quanti.
* Quando il grano ricasca, il contadino si rizza.
* Quando la roba avanza vor dì che l’è bastata.
* Quando luce e dà il sole, il pastor non fa parole.
* Quanto più ciondola, più ugne.

Riferito all’ulivo.

* Quattrin sotto il tetto, quattrin benedetto.

R [modifica]

* Ramo corto, vendemmia lunga.
* Rana di palude sempre si salva.
* Rivoltami, che mi vedrai.

Riferito alla terra.

* Rovo, in buona terra covo.

S [modifica]

* San Luca, cava la rapa e metti la zucca.
* Scrofa magra, ghianda s’insogna.
* Sdegno e vergogna son pien d’ardire.
* Se ari male, peggio mieterai.
* Se d’aprile a potar vai, contadino, molt’acqua beverai e poco vino.
* Se il tuo gatto è ladro, non lo cacciar di casa.
* Se tu fossi alto quanto tu sei bischero, tu berresti alle grondaie.
* Se tu vuoi della vite trionfare, non gli tôrre e non gli dare, e più di due volte non la legare.
* Se tu vuoi empir le tina, zappa il miglio in orecchina.
* Se vien da Lucca piglia il fieno e fanne una mucchia, se vien da Boveglio piglia il fieno e stendilo meglio.
* Se vuoi la buona rapa per Santa Maria sia nata.
* Se bisogna dar ragione a un bischero si da ragione a i’ pproprio.
* Sei stato riportato dall’Arno.
* Senza lilleri non si lallera
* Serva tornata non fu mai buona.
* Sesto, Peretola e Campi: è la peggio genìa che Cristo stampi!
* Signor di maggio dura poco.

Riferito al Signore delle feste che si tenevano a Firenze nel mese di maggio.

* Sole di marzo, fuggi o t’ammazzo!
* Son di Prao e vogl’essè rispettao, posa i sasso e mang’i bao.
* Sotto la bianca cenere, sta la brace ardente.
* Sotto la cuffia spesso è tigna ascosa.
* Sta meglio il grano al campo, che al mulino.
* Sulla gioventù non si fece mai male.

Negli acquisti (di bestiame e non solo) non si sbaglia mai puntanto sulla gioventù.

T [modifica]

* Tal ti ride in bocca che dietro te l’accocca.
* Tal ti fa il bellin bellino che ti mangerebbe il core.
* Tante tramute, tante cadute.

Esorta a non cambiare troppo spesso lavoranti, ma anche i lavoranti a non cambiare troppo facilmente padroni.

* Te tu hai “studio” da prete.
* Te voi la botte piena e la moglie briaa.
* Tira più un pelo di fia che un carro di buoi.
* Ti sento perché c’ho l’orecchi.
* Tempo e fantasia si varia spesso.
* Terra bianca, tosto stanca.
* Terra coltivata, ricolta sperata.
* Terra magra fa buon frutto.
* Terra nera, buon grano mena.
* Tra avelli e un l’avelli fann’i doppio.
* Tra mal d’occhio e l’acqua cotta, al padron non gliene

tocca.

Riferito alla raccolta delle fave.

* Tre cose vuole il campo, buon lavoratore, buon seme e buon tempo.
* Tutte le bocche son sorelle.
* Tutte le mattine s’alzano un furbo e un bischero: se s’incontrano l’affare è fatto.

U [modifica]

* Un carro di fastidi non paga un quattrin di debito.
* Un farabutto tu lo trovi dappertutto.
* Un nemico è troppo, e cento amici non bastano.
* Un sarà nulla, disse i’ rospo, ma i’ contadino aguzza i’ palo!
* Una voglia non fu mai cara.

V [modifica]

Vin di un anno pan di un giorno.

* V’è chi bacia tal mano che vorrebbe veder mozza.
* Va’ in piazza, vedi e odi; torna a casa, bevi e godi.
* Vai a Lucca a prendere il garbo.
* Val più un amico che cento parenti.
* Vanga e zappa non vuol digiuno.

La vanga e la zappa richiedono notevole forza fisica.

* Vanga piatta poco attacca; vanga ritta, terra ricca.
* Vedere e non toccare, è bello spasimare.
* Vigna al nugolo fa debol vino.

Dalle vigne con poco sole si ottiene vino scadente.

Lascia un commento

La tua risposta: